Freccia Verde: Top 3!

Freccia Verde è uno dei miei super-eroi americani preferiti. A parte trovare figo il fatto di un vigilante vestito da Robin Hood che combatte la criminalità con l’arco, mi è sempre piaciuto il carattere irriverente di Oliver Queen: la sua sfacciataggine un po’ arrogante, il suo essere apertamente di sinistra. Questi aspetti e l’avere qualche ombra e scheletro nell’armadio in più rispetto ai suoi colleghi in calzamaglia, l’hanno reso una sorta di outsider (molto spesso litigioso) nell’universo di carta della DC.

tumblr_static_arrowlogoUltimamente il personaggio è uscito dalle file dei personaggi secondari poco conosciuti dei fumetti, grazie alla serie tivì Arrow. Dovrei tecnicamente gioirne…non fosse che la serie mi fa abbastanza schifo!

Tralasciando la recitazione da cani, la sceneggiatura molto mediocre (per argomentare basta dire che quello che dovrebbe essere il piatto forte: i flashback inerenti i giorni passati da Oliver sull’isola deserta, che dovrebbero pian piano rivelare la metamorfosi in Freccia-non-Verde e le ragioni della sua faida contro i riccastri stronzi di Star City, diventano dopo poche puntate un miscuglio di colpi di scena a membro di cane che neanche Lost…), e gli elementi da soap opera rosa di serie b che spadroneggiano (esempi eclatanti: abbiamo l’ex-fidanzata che ce l’ha a morte con Ollie per essersi trombato la sorella, ma a volte c’è ancora un po’ del tenero, ma poi si tromba comunque il suo migliore amico alle spalle; e abbiamo la sorella adolescente complessata che si impasticca), quello che proprio non mi piace è come hanno fatto rendere il protagonista.

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Il Freccia-non-Verde di Arrow (con tutta la sua inespressività facciale) dovrebbe essere una versione più dark dell’eroe, Batman di Nolan docet (anche se non è che ci fosse il bisogno di incupire più di quanto non sia già stato fatto nei fumetti). Il risultato è un vigilante un po’ rozzo e senza carisma, che si vanta di uccidere solo quando strettamente necessario, ma poi nella scena successiva ficca una freccia in gola alla prima povera guardia di sicurezza innocente (probabilmente con moglie e figli a carico) che gli capita davanti. Ma con la mira e le abilità in tuo possesso, era tanto difficile stenderlo a cazzotti, o almeno mirare ad un arto, o piantarlo ad un muro per un orecchio con una freccia?!? Non sarebbe stato abbastanza figo per lo show business!? Quando lo si vede fare nei fumetti non sembra funzionare male!

Quindi, detto ciò, oggi ci spariamo una classifica delle mie 3 storie preferite del personaggio, per divulgare un po’ del Freccia Verde originale. Importante: queste 3 serie sono perfette per cominciare a leggere da zero questo super-eroe.

3) Anno Uno

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Pura e semplice rinarrazione delle origini in chiave moderna: cosa c’è di meglio per iniziare?

Qui vediamo la traumatica esperienza da naufrago del ricco, viziato e senza spina dorsale
Oliver Queen su un’ isola deserta, che lo direzionerà verso un futuro da cazzuto vigilante-arciere in calzamaglia verde. Oltre a dover imparare a sopravvivere con le proprie forze, il nostro dovrà vedersela con una banda di narcotrafficanti, capitanata da una spietata villain sopra le righe, colpevole anche del tentato omicidio che ha reso naufrago Ollie.

Nel suo essere breve e concisa fa molto meglio il suo lavoro rispetto alle origini diluite e confusionarie di Arrow. Se volete una storia ben scritta, ricca di azione ma con una buona introspezione del protagonista, vi consiglio di darle una chance.

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A volte mi chiedo come facciano a non cascargli le frecce da…

2) La Faretra

Un po’ di storia: Freccia Verde nasce nel primo periodo storico dei super-eroi (anni ’40) come copia sfigata di Batman (condividono la invidiabile quantità di denaro ereditata dai genitori, e la stessa voglia di dilapidarla in bizzarri gadget a tema). Inizialmente non riscosse molto successo.

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Arrivano le ronde padane!

La fama arriva negli anni ’70,  quando Dennis o’Neill & Neal Adams riscrivono il personaggio come vigilante libertino, contestatario ed ecologista, lo mettono in coppia con Lanterna Verde, e scrivono una serie incentrata sulle piaghe sociali di attualità dell’epoca (gli episodi sull’ abuso di droga e il razzismo sono quelli più iconici).

Durante gli anni ’80 il personaggio verrà votato alla drammaticità e al genere hard-boiled (come di norma in quella decade).

Queste sono un po’ di nozioni da conoscere per apprezzare la serie che vi presento.

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Kevin Smith (se non lo conoscete datevi uno schiaffo e poi andatevi a recuperare qualche suo film…se invece conoscete già la sua carriera da regista, sappiate che è anche un patito della nona arte: finanziò Clerks vendendo parte della sua collezione di fumetti) firma questa serie, ripartita dal numero 1, che mostra la rinascita di FV (si, era morto…non fateci caso, succede spesso coi super-eroi). Il FV che risorge dalla tomba, però, mostra una grave amnesia: non ricorda la sua morte, e la sua memoria è ferma al periodo delle avventure con Lanterna Verde.

Insomma, un espediente come un altro per Smith, per prendere la versione macchiettistica e ingenuotta anni ’70 del personaggio e piazzarla nel mondo moderno, cupo e complesso della DC attuale. L’anacronistico protagonista dovrà fare i conti con un universo reso più cruento e maturo per i gusti dei lettori più giovani, e con i peccati commessi da se stesso nel periodo rimosso dalla sua mente (in primis, il fatto di aver avuto un figlio non riconosciuto alla nascita, diventato in maggior età la sua “spalla eroica”).

quiver_17Messa cosi non sembra, ma la serie ha toni da sit-
com
e fa dell’auto-ironia il suo piatto forte. Smith sfotte amorevolmente gli elementi classici dei fumetti superomistici d’epoca e delle prime storie di FV andati fuori moda (qualche battuta d’esempio,
per darvi l’idea, nelle immagini qua attorno).

quiver_18Oltre al mistero che si cela dietro alla rinascita di Ollie, lo scrittore si divertirà a inserire vari elementi bizzarri per aumentare l’assurdità della serie: demoni infernali e riti satanici, un pazzoide mascherato che parla solo attraverso onomatopee, e una scalmanata ragazzina decisa a diventare la nuova side-kick di FV, dopo che questi l’avrà ispirata a mollare una vita di droga e prostituzione.

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 1) I Cacciatori Dall’ Arco Lungo

 Si è accennato prima al periodo noir degli anni ’80.

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Niente battutine sul doppio senso del titolo…

Questo è il primo arco (#risateregistrate) narrativo della gestione di Mike Grell, e segue gli stilemi tipici della serie super-eroistica anni ’80: toni maturi, realismo, umanizzazione del personaggio sotto alla maschera.

Qui il nostro Ollie agisce in una città decisamente meno fittizia dell’usuale Star City, essendosi trasferito a Seattle. Gli elementi cartooneschi sono ridotti al minimo, FV affronta realistici criminali e spacciatori. Grell non si fa problemi a mostrare sangue o scene di nudo, disegnate con tratto tendente al fotorealismo. I frequenti ed espliciti amplessi tra Ollie e l’eterna fiamma Black Canary sono diventati iconici, al punto da essere ripresi in un gozzillione di altri fumetti DC (si può dire che FV sia un po’ il pornodivo della casa editrice). Grell non si fa inoltre problemi a riplasmare come vuole il personaggio: sminuendone le origini e facendone crollare i non più scontati, quando ci si trova in situazioni estreme, principi morali. Posto davanti al corpo seviziato della propria compagna, anche un eroe può prendere la decisione di commettere un omicidio.

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Sarà stata travolta dal successo di lavori coevi come Watchmen, Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro o L’ultima Caccia Di Kraven, ma questa serie è un MUST del fumetto made in the eighties.

Scritto da: L’Escapista

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