Recensione: Moon Knight di Warren Ellis

A Warren Ellis non garbano tantissimo i super-eroi. O per meglio dire, non gli garbano tantissimo le major fumettistiche statunitensi e il loro oscurare fumetti alternativi con il loro inflazionatissimo genere super-eroistico. L’autore inglese non è comunque nuovo a rapidi scrivi-e-fuga su serie mainstream. Avrà pure diritto a poter campare con il proprio lavoro, no? Specialmente quando riesce spesso a sfornare piccole perle, che non hanno nulla da invidiare ai suoi lavori indipendenti e portano un po’ di aria fresca e innovazione nel panorama degli eroi in mutandoni.

E questa sua recente, brevissima run sul perennemente sottovalutato Moon Knight rientra in questi standard? Mmmmhnnno…

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Premettendo che tutto quello che scrive Ellis luccica e stiamo parlando di un ottimo prodotto, l’autore ci presenta 6 storie autoconclusive prive della sua usuale creatività, assolutamente slegate tra loro e che non portano da nessuna parte, lasciando un senso di incompletezza. I testi in generale sono minimali e tutto lo spazio è dedicato all’azione, la narrazione è sorretta perlopiù dai disegni. E qui arriva il vero pezzo forte della mini-serie.

Declan Shalvey, il disegnatore di tutte e 6 le storie, costruisce tavole e sequenze dallo story-telling sperimentale e d’avanguardia, che non perdono mai di dinamicità. Il suo tratto crea perfettamente le atmosfere cupe/noir/lisergiche che servono alle storie per affascinare il lettore. Per me Shalvey con questo lavoro si meriterebbe una candidatura all’Eisner come miglior disegnatore.

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Un altro pezzo forte del fumetto, che è l’unico plauso che faccio a Ellis, è come viene presentato il protagonista. Ellis non rivoluziona minimamente Moon Knight, si limita solo a riassumere gli elementi base del personaggio già introdotti da scrittori precedenti, ma lo fa con stile, sintetizzandoli in brevi frasi ad effetto o, soprattutto, in varie allegorie sparse per tutte le storie: il personaggio si presenta di più attraverso i disegni che non con le parole. I nemici che Moon Knight affronta incarnano aspetti del personaggio. I suoi frequenti cambi di costume, a seconda dell’evenienza, simboleggiano la malleabilità della sua psiche, affetta da personalità multiple. La sua figura, completamente bianca, viene a volte fusa con gli spazi bianchi tra le vignette, piazzandolo a metà fra il reale e l’irreale (Mooney stesso dice di non essere reale). La scena della discesa nelle fogne sembra anche una discesa nell’inconscio del personaggio. Tutto in questo fumetto è parte di Moon Knight.

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Come già fatto da Occhio Di Falco, Giovani Vendicatori e altri pochi esempi recenti, questo Moon Knight risalta tra il resto delle serie super-eroistiche di adesso, grazie al suo gusto “autoriale”. Non è poco in un periodo in cui quasi tutta la produzione Marvel/DC puzza di scrittori “mestieranti” e di mere trovate di marketing, e le novità di qualità saltano quasi tutte fuori dall’indipendentissima Image Comics.

In conclusione: questo Moon Knight non è né un capolavoro, né una nuova pietra miliare, né un punto di svolta di alcun tipo (come alcuni predicano sul web), è semplicemente un esempio di come si fa del buon fumetto. Dovessi dargli un voto così, su due piedi, direi che si aggirerebbe attorno all’8. Merita una lettura, ma non raggiunge i livelli di incisività che ho trovato su precedenti lavori di Ellis targati Marvel.

Scritto da: L’Escapista

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