Recensione: Cicatrici!

51934655a814a_cicatriciContinuo a rimandare l’ultimo capitolo dei Grandi Eventi Marvel, non vi preoccupate lo farò al più presto. Nel mentre mi sto recuperando alcune serie della Disney, che sono delle pietre miliari del fumetto, imprescindibili, è d’obbligo leggerle (probabilmente imbastirò anche un articolo su queste); tuttavia per quanto valide, si parla sempre di serie Disney, sempre troppo buoniste; io sono una brutta persona, quindi ogni tanto ho bisogno di leggere qualcosa di veramente stronzo, viscerale, realistico, per staccare. Per non tirare sempre in ballo Ennis, stavolta è toccato a un poliziesco, ma uno di quelli fatti bene: sto parlado di Cicatrici, sceneggiato niente po’ po’ di meno che da Sir Warren Ellis!

In questo caso potete partire prevenuti. E’ Warren Ellis che lavora indipendente, non è andato alla Marvel o DC con due storielle per prendere due spicci, ha scritto una storia di suo pugno, coi suoi tempi e come voleva: ergo, non è detto che sia un capolavoro, ma di sicuro merita fottutamente! 782px-Warren_Ellis_by_Gage_SkidmoreEllis, anche lui britannico (come per la musica, decenni fa, la rivoluzione artistica britannica degli anni ’80 ha esportato dei veri maestri), è uno di quelli che scrive due righe e crea l’opera dell’anno. E’ l’autore di uno dei miei fumetti preferiti, Transmetropolitan, un capolavoro assoluto (spero l’abbiate letto tutti…). Riesce ad essere dissacrante, critico e volgare, ma con stile (a differenza dell’amico Ennis). Fin dalle sue prime opere ha sempre saputo innovare e svecchiare il mondo dei fumetti che lo circondava, è una rivoluzione continua. Anche quando non si impegna riesce a non sbagliare. Guardate il suo Moonknight, che io non ho apprezzato così tanto (col suo nome scritto sopra mi aspettavo di più), classica opera fatta per prendere un po’ di soldi per pagarsi l’affitto, tuttavia riesce ad elevarsi dalla mediocrità, ha una sceneggiatura delle scene d’azione da paura! Di lui voglio ancora recuperarmi un paio di serie degli anni ’90, che anche se arrivano dagli anni “bui” vado a cuor leggero sapendo che meriteranno sicuramente: Authority e Planetary. Ora basta con la sviolinata, questa è la recensione di un volume, non la monografia di un autore!

Anche il disegnatore non è un pischello di primo pelo: Jacen Burrows. Non so perchè, ma non mi piace moltissimo come autore. Eppure rispetta tutti i miei parametri di gradimento, tratti sottili, anatomie perfette, espressività dei volti, vignette ricche di particolari… eppure c’è sempre qualcosa che non me lo fa apprezzare come dovrei, nonostante sia uno che ha lavorato con la creme de la creme del fumetto: Ennis, Moore, ecc. Bho, non so perchè. scars-4-panelDetto questo le sue tavole sono spettacolari, sia per come sono sceneggiate che per come sono “colorate”. Sono in bianco e nero e tutta la gamma possibile di grigi, ed è strano per un fumetto del genere, ormai io il B/N lo associo quasi esclusivamente alla Bonelli (e formati affini, The Walking Dead, Rat Man…). Mi fa strano vedere un formato americano fatto così. Ovviente se è stato creato con questa tecnica un motivo c’è. Effettivamente non necessita di colori, avrebbero distolto l’attenzione da certi particolari, semplificato certe scene e soprattutto ci sarebbe stato bisogno di un colorista d’eccezione. Per una storia del genere era necessario un colore cupo, sporco, da noir violento, cosa che avrebbe fatto a pugni con i disegni di Burrows. Soluzione migliore: lasciamo che sia il lettore a immaginarseli nella sua testa i colori. Un modo per coinvolgerci ancora di più nelle pagine e renderci partecipi dell’orrore. Così è anche stato fatto con i suoni e rumori. Niente onomatopee, niente SBAAM, BANG, CRACK: infantili, inutili. Il lettore è dentro la storia, sente tutto, non ha bisogno di una scritta a caratteri cubitali che gli ricordi che rumore faccia una finestra che si infrange o un osso rotto, lo sa bene. Sono quei rumori che inquietano, che ci allarmano anche se li sentiamo lontani, è la nostra natura, non abbiamo bisogno di vederli, li conosciamo benissimo. L’inquietudine di Warren Ellis è anche la nostra. Non sono rare le pagine senza dialoghi o rumori, sequenze dove sono i disegni e il loro impatto a parlare. Lo stile è cinematografico puro: primi piani, focus su particolari, avanzamenti di camera. Certe vignette sono palesemente delle inquadrature che abbiamo visto almeno una volta sullo schermo nella miriade di film thriller.

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Forse è questo l’unico difetto che gli si può imputare, sa di già visto. La trama è quella di Seven, uguale al film con Brad Pitt e Morgan Freeman. Bello, niente da dire, ma non capisco tutta la nomea che si è fatto, sarà che l’ho visto per la prima volta di recente, ma non l’ho trovato questa pellicola miliare. Due sbirri, un criminale psicopatico, un finale che non permette redenzione.SEVEN 38 La differenza è che in questo caso, in Cicatrici, forse è sviluppata meglio la parte psicologica di uno dei piedi piatti. John Cain ha perso la moglie incinta durante una sparatoria, e non è più riuscito a riprendersi per quanto cerchi di far trasparire all’esterno, è tormentato dalla figura di una bambina che avrebbe potuto essere sua figlia, ma che non lo sarà mai. Niente ormai lo tocca, finchè non gli viene affidato il caso di uno psicopatico che ha ucciso una bambina di 9 anni e l’ha fatta a pezzi dopo averla torturata per 3 mesi. Ed è qua che la sua corazza si incrina. Questo caso diventa la sua ossessione, vede nella vittima sua figlia. Come ho già detto, è molto simile a Seven, soprattutto nel finale, quindi potete intuire che tutto andrà a finire “bene”.

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Una trama molto semplice, articolata in soli 6 capitoli, quindi risulta una lettura veloce, anche troppo breve. Ma questo non è un difetto, non si dilunga in giri eccessivi, ogni tavola significa qualcosa, ed è messa per un motivo; non si sentono carenze o mancanze di descrizioni o di caratterizzazione dei personaggi. Inoltre ogni capitolo è correlato al fondo da un commento di Warren Ellis e Steven Grant che spiegano i motivi delle scelte stilistiche fatte, del significato e di cos’è l’orrore per loro.2583085469_a7936f850e Ci spiegano cosa vuol dire cicatrici. Le cicatrici sono i segni di ferite passate, che anche se rimarginate, rimangono a testimoniare un trauma passato, siano esse fisiche o mentali. Il detective John Cain della omicidi, ha delle cicatrici che mai spariranno del tutto e che gli ricordano ogni giorno cosa ha perso.

Conclusione, è un bel volume; un’ottima storia che cerca di farvi capire che l’orrore può essere reale, che i mostri esistono. Un realismo che vi sbatte in faccia le peggiori efferatezze di cui è capace un uomo, che riescono a distruggere anche l’animo del duro poliziotto dei fumetti. Un racconto che vi attanaglia le viscere, cerca di farvi riflettere, non punta al banale intrattenimento. Certo, ha dei difetti e delle carenze, ma queste passano in secondo piano di fronte ai contenuti e al significato intrinseco. E’ un thriller poliziesco che consiglio a tutti, non ha la lentezza di un noir nè la velocità di un banale fumetto d’azione. Non ha la violenza gratuita stile Ennis, nè la leggerezza dei supereroi; la violenza c’è, ma non è fastidiosa alla vista, è fastidiosa allo stomaco, è più psicologica, fa riflettere. Spero di avervi convinto, leggetelo e fatemi sapere se anche a voi è piaciuto.

P.S.: non preoccupatevi, è di facile reperibilità. Io ho la versione della Magic Press, che ovviamente è la più bella e penso sia esaurita, ma poco tempo fa era stato ristampato dalla Panini nella collana 100%.

Scritto da: N°7

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