Il Buono, lo Spaccone & il Cattivo: Kurt Busiek e la Prospettiva dal Basso sulle Meraviglie

Prima rubrichetta ad arrivare al secondo articolo. Il primo articolo lo trovate qui, se vi state chiedendo cosa centri Clint Eastwood qui dentro andatevi a leggere la spiegazione li. Per riassumere, comunque, vi voglio consigliare dei fumetti che siano ottimali per cominciare a leggere super-eroi, sia che li adoriate sia che li disprezziate (a sto giro mi riferisco più ai primi).

Allora…Kurt Busiek!

Busiek è uno di quegli autori di fumetti, cresciuto a pane e super-eroi e ancora legato alla visione classica di questi, che negli anni ’90 si fece conoscere con opere che riportarono in auge il senso di meraviglia che esprimevano originariamente le icone in calzamaglia, dopo 20 anni di disadattati e psicopatici in costume. Busiek ci riuscì, in coppia con Alex Ross, grazie a Marvels.

Marvels_smMarvels ripercorreva gli avvenimenti più iconici della storia dell’universo Marvel dagli anni ‘40 fino ai ’70, dal punto di vista di Phil Sheldon, giornalista e fotografo con una vita passata ad immortalare le Meraviglie Marvel. Busiek ripresentava tutta la classicità della dimensione super-eroistica Marvel al lettore come se fosse un qualcosa di mai visto prima, spostando la visuale in modo che lo spettatore fosse testimone di quello che vedeva dal basso, dalla prospettiva di un uomo comune che ammira la battaglia tra Namor e la Torcia Umana o l’arrivo di Galactus come un avvenimento lontano, soverchiante e solo in parte comprensibile, come fosse l’avvistamento di un UFO o uno tsunami. Questo nuovo punto di vista restituiva un’allure mitologica alle vecchie storie superomistiche, e riavvicinava le sensazioni del lettore allo stupore. Iconica la scena, inquadrata con angolazione ad altezza d’uomo appunto, con protagonista un Giant Man svettante sopra i grattacieli newyorkesi.

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Di certo, le matite di Alex Ross erano perfette per far apparire le icone Marvel di nuovo fresche e d’impatto. Alex Ross - Marvels 00_Il tratto pittorico iper-realista di Ross e il suo taglio dinamico portavano il fumetto vicino al cinema come mai visto prima fino ad allora. Nonostante la fedeltà nel riportare i look originali degli eroi nei minimi dettagli, i personaggi di Ross apparivano ricoperti da un alone di fascino e novità ai lettori, che si ritrovavano ad ammirarli con occhi nuovi.

Metanarrativamente parlando, la storia di Phil Sheldon può essere vista come la biografia di un nostalgico fan di fumetti Marvel di vecchia data, affascinato dalle figure ispiratrici dei super-eroi e deluso dal continuo cambio di opinione e benvenuto della massa a quest’ultimi, una rappresentazione metafumettistica del sali/scendi di vendite e apprezzamenti che ha subito l’industria fumettistica statunitense nel corso dei decenni.

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Kurt Busiek ha in seguito continuato a sperimentare sulla narrativa super-eroica, con una delle poche vere chicche uscite dall’Image Comics degli anni ’90: Astro City. Si è già parlato della serie tipo Image di quel periodo, caratterizzata da copie surrogato di personaggi DC/Marvel infervorate da un istinto omicida e dedite agli steroidi. Sul fattore “copia” Astro City non è da meno.

91558-18183-106486-1-astro-city-a-visitorAstro City non è nient’altro che una ricostruzione in bottiglia degli universi Marvel e DC, uniti come in un bricolage e compressi nei confini di una solare e futuristica megalopoli. Quello che contraddistingueva Astro City dai suoi compagni di etichetta, era la passione di Busiek per il materiale di consultazione e la cura messa nel caratterizzare il suo immenso microverso (di nuovo con l’aiuto di Alex Ross, che si è occupato del design dei personaggi), un pezzettino alla volta, attraverso episodi autoconclusivi.

Astro-City-4Busiek continua la sua sperimentazione sulle diverse prospettive che si possono avere su una classica storia di super-eroi, spostando la “telecamera” da una parte all’altra della scena. Ogni storia della serie coincide con un punto di vista diverso, una prospettiva inedita sulla vita in una città in cui scontri tra super-esseri o invasioni aliene sono quotidiana routine metropolitana. Da un capitolo all’altro, si passa dalla storia di un giornalista o di un impiegato comunale a quella di un criminale o di un alieno trasformista sotto copertura.

Anche quando si ha un “usuale” eroe mascherato come protagonista, Busiek si concentra su un soggetto inusuale, come la normale routine quotidiana che occorre tra un gesto eroico e l’altro del super-uomo di turno. Cosa fa Superman nei momenti morti? Cosa sogna di notte? Come sarebbe una sua serata libera dedicata ad un appuntamento con Wonder Woman?

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Quando si ha una giornata piena come quella di Superman, l’avere dei super-poteri non impedisce di sognare di poter volare completamente liberi.

Ad Astro City il “sense of wonder” e la magia della Silver Age sono sempre presenti…solo che saranno sempre sullo sfondo, rispetto a dove viene attirata l’attenzione del lettore.

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Scritto da: L’Escapista

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