Garth Ennis: l’Autore Politically Un-correct!

Garth_Ennis01Per incominciare facile facile il mio lavoro di scrittore su un blog ho deciso di partire da un argomento poco complicato e scottante: una mia personale monografia su Garth Ennis, per la serie ci togliamo il difficile subito e il resto è tutta discesa.

Sottolineo personale monografia per evitare da subito possibili critiche da parte del fan boy fanatico che lamenta: ”ma non puoi giudicare, non hai letto ogni cosa, ha preso per il culo i super e il papa, è troppo innovativo!!1!1”

Quindi lo ammetto, si, non ho letto ogni cosa che ha scritto, anche perché sarebbe impossibile e dovrei avere una libreria solo per tenere tutte le sue opere; non sarà neanche una biografia o una recensione accademica ma uno sproloquio sul perché è uno dei miei autori preferiti e quali secondo me sono i maggiori temi delle sue opere.

Partiamo con ordine e diamo un paio di coordinate per dare un minimo di background. Nasce nell’Irlanda del nord all’inizio del 1970, quindi possiamo immaginare un’adolescenza di verdi colline e serate al pub, un clima rilassato, se non fosse per quella leggera tensione tra protestanti e cattolici che sfociava in guerriglia urbana. Difficile credere che vivere vicino a Belfast in quegli anni non abbia influenzato i suoi lavori. In qualunque suo scritto è presente una sana dose di iperviolenza che spesso sfocia nello splatter, ed emerge un’opinione non molto positiva sulla religione, i fanatismi o perlomeno sulle sue istituzioni. Possiamo già identificare due dei tanti soggetti ricorrenti che troveremo leggendo le sue pagine.

Per rendere le cose più semplici possiamo elencare quali sono gli elementi e i temi che caratterizzano le sue trame:

  • Violenza
  • Blasfemia a livelli di esorcismo
  • Far west, l’epopea, il viaggio
  • Vietnam, non il paese, ma la guerra
  • Iperviolenza
  • Perversioni sessuali che a confronto le opere di Manara sono una fanciulla pudica
  • Black umor
  • Vendetta
  • Violenza l’avevo già detto?
  • Disprezzo per chiunque abbia una calzamaglia o un mantello
  • Volgarità che farebbero arrossire certi scaricatori di porto
  • E una sana dose di sangue ovunque

Questi sono i temi principali che ricorrono in ogni opera, a volte solo alcuni a piccole dosi, altre si focalizza su un paio facendoli emergere in modo così aggressivo come nessun altro sa fare.

L’unico lavoro però in cui sono presenti tutti questi punti è Preacher!

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Scritto dal ’95 al 2000 per l’etichetta Vertigo e disegnato dal suo amiciccio Steve Dillon. Preacher è il suo manifesto, la sua opera più riuscita e varia, nonostante la lunghezza si riesce a stare dietro a tutte le vicende dei personaggi e a non dimenticarne nessuno per strada, anche i secondari hanno una caratterizzazione credibile, per essere il mondo di Ennis. Parlare di Preacher  è difficile, un po’ come parlare dell’odissea (il paragone non è banale, entrambi hanno come tema il viaggio, la ricerca della conoscenza e il ritorno alle origini); se ne parli male sei un coglione, se ne parli troppo bene sei solo un fan boy, inoltre non è questa la sede per recensire questa pietra miliare della letteratura a fumetti.

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Altre opere, tipo Le Cronache di Wormwood  hanno la presenza di quasi solo un tema, in tale caso la blasfemia e il disprezzo per le istituzioni. Tuttavia in questa la blasfemia raggiunge livelli che neanche Burzum pensava fossero possibili, arrivando fino all’eccesso. Non voglio fare il moralista né il bigotto, anzi ho sempre cercato di appoggiarmi ad una filosofia atea, per quanto la mia istruzione cattolica me lo permetta, però arrivare a certe situazioni non è più ironia e critica, ma cattivo gusto.

Non so voi, ma il dio pippaiolo lo trovo un po' troppo

Non so voi, ma il dio pippaiolo lo trovo un po’ troppo…

Riferimento puramente casuale

Riferimento puramente casuale.

Lo stesso a parer mio vale per Crossed, disegnato da Jacen Burrows come l’altro sopra, evidentemente hanno un gusto simile per il trash. In questo caso invece avviene la decostruzione di ogni valore sociale, dell’etica e della moralità dell’uomo, a causa di un’epidemia sconosciuta che rende la gente cannibale e depravata, pochi sopravvissuti si salvano e fuggono in cerca di salvezza (credeteci) perdendo un passo alla volta la loro umanità. Non vi ricorda niente? Sicuri?

Certo mr Ennis lo fa con uno stile totalmente sopra le righe, però diavolo, certe volte è disturbante!

Altra opera simile ambientata in un mondo post apocalittico sono le avventure del pellegrino, Just a Pilgrim. Qua oltre al black umor imbarazzante e la solita dose di iperviolenza abbiamo anche la presenza del fanatismo religioso e decostruzione della figura dell’eroe senza macchia. Direi in una misura ottimale, il giusto. Quel tanto che basta per farti arrivare alla fine ed essere completamente disilluso sulla bontà dell’uomo, sulle buone intenzioni e su una fede portata al feticismo. Un’opera non priva di difetti, ma sicuramente ben riuscita, chissà forse ci scapperà una recensione più approfondita.

A proposito di decostruzione della figura dell’eroe, l’avete mai letto Unknown Soldier? Qua il mitico Garth riesce a distruggere e rivoltare come un calzino la figura dell’eroe. Unknown Soldier era un personaggio inventato a metà degli anni 60, una specie di super James Bond sfregiato, ambientato durante la seconda guerra mondiale, Ennis invece oltre a renderlo un antieroe, lo usa anche per una critica “velata” alle istituzioni americane e a certe operazioni di politica estera. Conclusione: questa dovete leggerla! (intanto è corta)

Arriviamo invece ora al mio eroe badass preferito: Frank Castle Castiglione detto il Punitore!

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Il nostro irlandese all’inizio degli anni 2000 è stato chiamato alla Marvel, portandosi dietro l’amiciccio Dillon, per rilanciare la figura di un personaggio che aveva attraversato un periodo un po’ difficile. E ci riesce egregiamente! Dopo le prime storie raccolte in Bentornato Frank abbiamo un ciclo pubblicato per la 100% Marvel dove la parola d’ordine è grottesco. A parer mio, tranne qualche storia le altre non sono molto ben riuscite, un po’ per i disegni, un po’ per il cercare di inserire a forza il punitore in una continuity che non gli appartiene (war journal sarà un altro discorso). Ma dove dà veramente il meglio di se è nella serie per la collana Max. Qua spacca veramente di brutto! Ho adorato ogni singola storia, l’unico che è riuscito a raggiungerlo in quanto figaggine è Jason Aaron. Il Punisher creato da Ennis è il simbolo della vendetta, con un contorno di black umor, un disprezzo per i buonisti in calzamaglia e una violenza che Quentin Tarantino se la sogna. Il postumi del conflitto in Vietnam e la sua psicosi trascinano il lettore in quello che per me è uno degli antieroi più badass mai creati!

Lo so, liquidare così il punitore è un peccato, ma su quest’argomento state sicuri ci scapperanno altri articoli.

Tuttavia le opere di Ennis, per quanto possano essere ambientate nell’Hell’s Kitchen o in deserti postapocalittici, hanno sempre una cosa in comune: lo stesso personaggio! Sembra un’idiozia detto così, però se si guarda attentamente The Boys, Preacher, Sentieri di Gloria, il Punitore, Just a Pilgrim è sempre presente una copia del Santo degli Assassini, tanto per citarne uno, forse il più iconico. Una figura che ha dedicato la sua vita alla violenza, affetto da una notevole psicosi, ha avuto una redenzione grazie ad una figura che l’ha salvato dalla strada di distruzione che stava percorrendo, una disgrazia gli toglie la sua ancora di salvezza, l’eroe smatta nuovamente e torna peggio di prima. Non che mi lamento, mi piacciono i suoi personaggi al limite della follia, però dopo un po’ qualcuno potrebbe incominciare a trovarli un po’ monotoni e ripetitivi.

Il Santo degli Assassini e la sua eloquenza.

Il Santo degli Assassini e la sua eloquenza.

In conclusione, soppesando i pro e i contro delle sue opere posso tranquillamente dire che Garth Ennis è uno dei miei autori preferiti, sarà perché è stato forse il primo con cui mi sono avvicinato a certi generi però il suo stile sopra le righe mi galvanizza parecchio, adoro i suoi personaggi, e mi piace andare a cercare quella critica alla società e ai suoi artifici retorici che riesce sempre a distruggere col potere di una tavola. Detto questo ricordo ad eventuali precisini (se mai qualcuno è arrivato in fondo) che non ho letto tutto di lui, e non penso lo farò mai, sforna troppe opere, anche se ora è uscito Red Team e mi ispira parecchio, spero di non dovermi poi rimangiare tutto quello che ho detto.

Scritto da: N°7

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