Eroi & Noir: i Super-Complessi d’Inferiorità di Bendis

In quasi un secolo di vita editoriale i super-eroi sono stati usati in tutte le salse, buttati di forza nei generi narrativi più disparati. Epica, fantascienza, teen-drama, commedia, soap opera, horror, giallo; le calzamaglie, è appurato, sono un buon ingrediente per qualsiasi mix narrativo. Per questo, una delle cose che odio degli universi cinematografici Marvel e DC è la decisione, presa dai produttori, di sfornare i film tutti sulla stessa linea, per seguire svogliatamente e in sicurezza alcuni dati di vendita. Il Batman di Nolan ha venduto? Ora tutti i film DC hanno quel look dark e realistico. Iron Man vende? Tutti i film Marvel saranno a base di azione e battutine…La Monotonia! Non immagino cosa avremmo al cinema se andasse ancora di moda il Batman di Adam West…

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Tutti i super-eroi al cinema avrebbero i capezzoli sul costume? Quelli sull’armatura di Iron Man sparerebbero raggi? Tutto è possibile…

Tornando in tema, uno dei generi che preferisco, ad avere subito la contaminazione degli uomini del mistero, è il noir. Mix di generi particolarmente fortunato negli ultimi anni grazie all’arrivo sulla piazza di una manciata di autori validi e dediti quasi esclusivamente a storie con investigazioni o spie. Parlo dei vari Brubaker, Rucka, Azzarello…e Bendis, quello famoso per i dialoghi botta-e-risposta molto prolissi e realistici e per una narrazione parecchio dilatata, che fa sembrare i fumetti episodi di una serie tv. Prima di diventare il factotum della Marvel, Bendis diede il meglio di sé come scrittore (opinione mia) con alcune serie poliziesche ambientate in universi popolati da meta-umani. Non pensate a investigatori in costume, in stile Batman, ma a normali agenti di polizia in servizio nell’universo dei super-eroi.

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Bendis cominciò a farsi notare nell’Image di fine anni ’90 con la serie dedicata a Sam & Twitch, i due poliziotti comprimari di Spawn. Anche se notevole, la serie si limita a prendere elementi paranormali per incasinare le indagini dei Stanlio e Ollio col distintivo di McFarlane, lasciando fuori i personaggi in costume. L’unica scena con presente Spawn dura solo una tavola e mostra, molto iconicamente, il nostro vigilante venir mandato a quel paese dai due ispettori, troppo impegnati per dedicargli tempo.

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Le serie di cui mi va di parlare più che altro sono Powers, la successiva fatica dell’autore in Image, poi portata in Marvel powers-definitive-collection-hc-vol(è Bendis a detenere tutti i diritti) dove continua sporadicamente ancora adesso (e che vedremo presto riprodotta in serie dal vivo), e Alias, una delle pochissime vere chicche venute fuori dalla linea editoriale Max della Marvel, un tentativo fallito di riprodurre il successo della Vertigo (sempre sia lodata!). Molto simili tra di loro, questi due fumetti hanno un aspetto in comune con i lavori di Busiek di cui si è discusso qui settimana scorsa: la prospettiva dal basso, dal punto di vista dell’uomo comune, con cui vengono mostrati gli eroi mascherati. Qui però parliamo di serie noir, di atmosfere cupe e decadenti, qui Bendis ci mostra il “lato oscuro” dell’umanità sopra le cui teste volano i super-uomini.10240_4_001 Dimenticatevi lo stupore e la meraviglia delle serie di Busiek, qui la gente comune manifesterà solo xenofobia, paranoia, complessi d’inferiorità o ossessioni morbose. Le indagini a cui lavoreranno il poliziotto di Powers e l’investigatrice privata di Alias, li porteranno a contatto con droghe a base di ormoni mutanti per avere momentaneamente dei super-poteri sballandosi, universitari frustrati dediti a giochi di ruolo in costume per i tetti del campus, fan ossessionati dal proprio eroe preferito al punto da volerlo assassinare (tipo lo stronzo che sparò a John Lennon), o semplici adolescenti incompresi per cui i super-eroi simboleggiano la voglia di fuggire dalla vita in un paese di campagnoli dalle vedute ristrette.

6311_4_001Altro fattore comune tra le due serie: il protagonista. Abbiamo in entrambi i casi degli ex super-eroi decaduti nella normalità metropolitana, tagliati fuori da entrambi i mondi. In Powers abbiamo Christian Walker, ritrovatosi all’improvviso e misteriosamente senza poteri, continua ad operare contro la criminalità nel ben più duro e stressante ambiente di una centrale di polizia, tenendo nascosta la sua vecchia carriera con un occhio nostalgico sul passato.

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Alias è bellezza pura già dalle copertine di David Mack.

Più interessante la Jessica Jones di Alias (quella che nella continuity Marvel si bomberà Luke Cage). Socialmente ed emozionalmente incasinata, e con un pallino per il sesso estremo, Jessica ha smesso di indossare la calzamaglia dopo una sequela di avvenimenti traumatici che non è il caso di spoilerare. Il vedere l’ex operato da super-eroina come un errore adolescenziale e la sfiducia verso il mondo dei costumi attillati che ne conseguono mettono ancora di più il personaggio nella posizione di essere schiacciata tra due realtà di cui è estranea. Per sua sfortuna, capiterà spesso a Jessica di essere riconosciuta come la super-eroina Jewel, ed essere puntualmente presa per il culo.

Concludendo, se di Bendis avete solo letto gestioni sgangherate dei Vendicatori e Invasioni Segrete trasformate in fiere del cazzotto facile vi consiglio di recuperarvi le sue serie noir, per provare il meglio di quest’autore (siete già più giustificati se avete letto la gestione di Daredevil con l’immenso Maleev).

Di altre serie “super-noir” ci si torna poi a parlare magari in futuro.

Scritto da: L’Escapista

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