Carta vs Celluloide: Il Corvo!

corvo-7Purtroppo ciò che nasce in tragedia spesso si conclude in tragedia. Questo manifesto del gotico e del dark deve la sua fama in parte alla morte dell’attore Brandon Lee sul set del film, ma anche la sua creazione fu influenzata da un macabro evento. Il creatore dell’opera, James O’Barr, ideò questa storia mentre si trovava sotto le armi in Germania, arruolatosi non perché fosse un coscritto o per voglia di avventura, ma per scappare da un triste avvenimento: la morte violenta di una persona a lui cara. Spesso sono le tragedie, la tristezza, che riescono a far toccare i più alti picchi di sensibilità e delicatezza dell’animo umano, come ci dimostrarono due secoli fa i poeti decadenti e come ha dimostrato O’Barr 30 anni fa; inoltre il motore della storia non è dato solo dalla malinconia e dalla rabbia dell’autore, ma anche da fatti realmente accaduti, una giovane coppia uccisa per rubare un anello da 30 dollari.

Piccola parentesi, per ora ho letto solamente quest’opera di O’Barr, anche perchè non ha più scritto niente di successo che abbia mai sentito, quindi non ci saranno paragoni con altre opere; inoltre, l’unico film che prenderò in considerazione sarà il primo del ’94, non le porcate girate successivamente che non voglio nemmeno sentir nominare. Per me il film de Il Corvo è uno soltanto!

Prima di buttarci nel paragone tra le analogie della pellicola e quelle della carta o delle loro differenze, bisogna spendere due parole su O’Barr e le influenze che l’hanno portato a scrivere l’opera. Nasce all’inizio del ’60 e a causa dei motivi sopra citati, si arruola nei Marines con cui nell’81 si trova in Germania dove incomincia a buttare giù le prime tavole e le prime idee sul Corvo. 501369795_MI00013697951Non sono soltanto le due tragedie a cui assiste a dargli spunto per creare una storia di vendetta, dove l’amore è talmente forte da trascendere la morte, ma sono gli stessi anni ’80 ad ispirarlo (famo anche fine ’70). La decadenza della società imperversa, la criminalità dilaga, nasce la musica dark o new wave, gothic, come la volete chiamare. Si, O’Barr era un darkettone, solo musica triste e depressa (per dire… sto scrivendo questo articolo coi Cure di sottofondo); la tristezza, la malinconia, l’incomunicabilità di alcune sensazioni, tutto lo affascinava ed era sulla sua stessa lunghezza d’onda, per questo la fisionomia di Eric è modellata su quella di Peter Murphy dei Bauhaus e di altre iconiche figure.600full-peter-murphy L’ossessione per la musica si vede anche nei primi capitoli in quanto l’autore ha cercato di intitolarli con una canzone dei Joy Division, idea poi abbandonata perché impraticabile; tuttavia spesso alla fine delle parti principali sono trascritti i testi di canzoni dei Cure e altri che calzano a pennello con le atmosfere disegnate. Diciamo che è un fumetto con una colonna sonora, e vi parlo per fatto personale, provate a leggerlo ascoltando uno di quei gruppi post-punk: è un’esperienza totalmente diversa, ti immerge in quel mondo nichillista e angosciante. Parlando di colonna sonora però non possiamo non esimerci dall’accennare quella del film, dove troviamo il meglio del meglio: Nine Inch Nails, Pantera, Stone Temple Pilots e Rage Against The Machines, i Cure addirittura scrissero un brano appositamente per il film. Già solo per questo il film è diventato un cult. In effetti lo ammetto, ho conosciuto il film molto prima del fumetto, la sua fama purtroppo lo ha subissato. E’ diventato il simbolo di una corrente di moda tra i giovani, che uno fosse metallaro, darkettone o bimbominkia emo, non poteva non riconoscersi nel film del Corvo, è diventato un simbolo, un’icona nonchè la maschera di Halloween più inflazionata della storia, solo ora superata dal joker di Heath Ledger.

La pubblicazione di una tale opera non poteva che essere lunga e travagliata come un parto, iniziato nell’81, vede la sua prima pubblicazione (incompleta) nell’89. Gli editori lo schifavano, troppo violento, troppo strano, inadatto al mercato main stream, solo verso la fine del decennio si notò che il panorama del fumetto stava cambiando, i lettori non volevano solo più calzemaglia. Per ritardi dell’autore e fallimento della casa editrice Caliber Press l’opera non vide pubblicazione completa fino al ’91, dove venne ristampata in toto dalla Tundra Press, sì la stessa delle tartarughe ninja. Immediata invece fu la decisione di farne una trasposizione cinematografica, il potenziale era troppo elevato perchè nessuno ci mettesse le mani sopra. Il problema fu trovare l’attore adatto, uno che sapessse picchiare e saltare, ma non troppo grosso, e sopratutto che truccato con quella maschera non sembrasse un pagliaccio. La fortunata scelta di Brandon Lee la dobbiamo al produttore Edward Pressman, lo stesso che scritturò Schwarzenegger per Conan Il Barbaro, un geniale visionario.

corvo-3Parlando di stile, la cosa che salta subito agli occhi è il disegno, il tratto, le varie tecniche utilizzate. O’Barr componeva le sue tavole con qualunque cosa si trovasse a portata di mano, matite, chine, acquerelli e tutto è alternato alla perfezione. Il tratto più marcato è usato nelle scene d’azione, mentre nei ricordi arriva la morbidezza della matita e soprattutto quella degli acquerelli, che fanno sembrare le tavole delle vere e proprie tele di un pittore romantico. Nonostante tutto questo innovamento, la spaziatura e i tempi mantengono lo schema classico: è palese l’ispirazione data da Will Eisner, con le sue graphic novel, la scansione veloce dei tempi e la suddivisione della pagina. Il film ha preso tutte queste scelte artistiche e le ha fatte sue. La parola d’ordine era dark, incupire tutto, l’idea originale era quella di girarlo quasi in bianco e nero; infatti i colori sono pochissimi, tutti spenti, le uniche tonalità al di fuori della gamma dei grigi e del nero sono quelle presenti nei flashback. Gli stessi luoghi dell’azione vengono incupiti all’inverosimile. La vicenda prende un tono più realistico ambientandosi in una città nota, Detroit, famosa appunto per i suoi “giardini in fiore” e la “cordialità degli abitanti”. I vicoli sono lerci, i palazzi fatiscenti, piove sempre, e quando non piove dai tombini si levano vapori malsani inoltre, nella notte di Halloween, pazzi fanatici appiccano incendi per tutta la città. Niente di più, niente di meno di quello che è nella realtà. Immagine-141Purtroppo però ci sono anche notevoli differenze tra le film e fumetto. Il primo aspetto che salta all’occhio è la violenza: il film è la versione per minori, è molto meno visibile, più dosata, fatta vedere solo quando serve, molto edulcorata. Il fumetto invece sembra Ken Il Guerriero in certe pagine: lo splatter made in ’80s è inconfondibile. Un’altra differenza riguarda i cattivi che sono distribuiti in modo diverso lungo la storia anche se, chi prima chi dopo, subiranno tutti la giustizia vendicativa di Eric. Stiamo parlando di dettagli sì importanti, ma che non cambiano il significato finale o la trama; per esempio (LITTLE SPOILER), nel fumetto a morire subito è la ragazza, che viene anche violentata sotto gli occhi del ragazzo, per di più il crimine non avviene a casa loro, ma sulla strada perché la loro macchina, in panne, si era fermata. Differenze, ma non così rilevanti a parer mio, scelte stilistiche del regista che possono essere facilmente capite. La differenza forte invece è nella figura del corvo, l’uccello. Nel fumetto non viene mai definito il rapporto tra Eric e l’uccello, il protagonista sembra essere tornato dall’aldilà a causa dell’indistruttibile amore per la donna persa e per l’odio, un desiderio di vendetta talmente forte da spezzare le catene della morte; addirittura in certi passaggi si può anche intendere che non sia mai morto veramente. Il film invece identifica nel corvo il traghettatore di anime che riporta indietro quella di Eric per estinguere il suo debito di sangue, l’esistenza stessa di Eric è legata a quella del corvo, quando questo viene ferito, il suo fattore di guarigione viene a mancare.

il-corvo (1)Arrivando al dunque, il mio giudizio finale è un pareggio. Il film secondo me è stato troppo importante per la cultura pop, una pietra miliare del cinema; nonostante possa avere dei difetti e non una morale così impegnativa, resterà per sempre un’icona del genere. Dobbiamo però tenere presente che il film lo dobbiamo al fumetto, che benché non sia diventato esageratamente mainstream, è un pezzo da novanta della nona arte che ha contribuito parecchio allo svecchiamento dell’idea di fumetto fino ad allora. Probabilmente, malgrado i ritardi di pubblicazione, è una delle graphic novel che maggiormente ha portato l’idea di dark e oscuro nel mondo dei comics, influenzando millemila personaggi futuri.

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Purtroppo O’Barr non ha più scritto niente che abbia avuto successo, anche recuperarsi le opere minori risulta difficile; non so se sia stato una meteora, abbia avuto un lampo di genio o semplicemente abbia avuto sfortuna nei periodi successivi, però mi piacerebbe leggere ancora qualcosa di suo, per ammirare un’eventuale evoluzione o un mantenimento del suo stile.

Scritto da: N°7

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