70 anni di Tex Willer: Storia e Successi!

Le Origini

 tx_frontTex nasce nel 1948 da un’idea di Gian Luigi Bonelli, e viene realizzato graficamente da Aurelio Galleppini, in arte Galep. La prima stampa nel formato a strisce – con cui apparve all’inizio nelle edicole – Il totem misterioso, uscì il 30 settembre 1948. Da allora, e sono ormai 67 anni, Tex nato come esperimento artigianale è diventato un fenomeno editoriale e non di meno sociale. Nessun fumetto, quantomeno in Italia, ha mai raggiunto una simile longevità, letto ed amato ormai da più generazioni, oggetto di indagini sociologiche, di tesi di laurea e persino di dibattiti politici quando, negli anni settanta, sorse la querelle “se Tex fosse di destra o di sinistra”, con tanto di intervento di importanti esponenti politici dell’epoca! Tex è stato assolutamente indifferente a simili discussioni, continuando ininterrottamente e regolarmente ad uscire nelle edicole, con sempre nuove avventure insieme ai suoi tre inseparabili pards.

1366524168943Dal 1948 in poi oltre a Galep, che ha realizzato anche tutte le copertine degli albi fino al n.400, si sono avvicendati nella realizzazione grafica delle sue avventure mensili moltissimi altri disegnatori sia italiani che stranieri. Inoltre dal 1988, quando, in occasione del 40° Anniversario della nascita di Tex, uscì un albo “speciale” di grande formato, disegnato da Buzzelli – artista insolito ed innovativo nel panorama fumettistico italiano che diede inizio ad una serie a periodicità annuale -, altri grandi fumettisti di livello internazionale si sono cimentati negli anni seguenti nel disegnare un’avventura del nostro eroe; per fare alcuni nomi, gli italiani Magnus (padre grafico di Kriminal e Alan Ford), Milazzo (disegnatore di Ken Parker) e gli stranieri Kubert, Parlov e De La Fuente.

image003I primi fumetti vennero dunque pubblicati in albi a striscie, in bianco e nero, nel formato 16,5×8 cm, caratteristico dell’epoca, uscendo con periodicità settimanale fino al 1967. I resi venivano poi riutilizzati per confezionare le cosiddette “raccoltine”, ovvero venivano assemblati più albi con nuove copertine disegnate per l’occasione da Galep. Comunque già nel 1952 ci fu la prima prova di ristampa cronologica della serie nel formato ad Albo, dando origine ad una collana quindicinale che chiuse dopo otto anni, ma come avvenne per le striscie le poche rese vennero scopertinate e poi raccolte in albi con nuove copertine appositamente disegnate per questa nuova versione, dando così alla luce i 29 numeri della prima serie “gigante”, che ancor oggi è la serie texiana più rara e ricercata dai collezionisti. Nel 1958 iniziò poi la pubblicazione della seconda serie gigante, che è quella attualmente ancora in edicola; dai primi 43 numeri, i cosiddetti “spillati”, si è passati  ai brossurati ed infine alle tre successive ristampe ufficiali.

04Approcciandosi al personaggio, il primo aspetto che colpisce è la longevità, considerando che in genere i soggetti dei fumetti, per molteplici ragioni, hanno tendenzialmente un arco di vita limitato. Al contrario Tex è passato indenne tra tutti i cambiamenti e le novità che dal lontano 48 hanno attraversato la società italiana, la cultura, la moda ed in generale l’arte, di cui il fumetto è un degno rappresentante. E’ passato indenne anche tra le maglie della censura, quando a seguito delle accuse di immoralità e di corruzione dei ragazzi rivolte al mondo dei fumetti, gli anni cinquanta rappresentarono un difficile momento per questo genere di pubblicazioni. Nel 1951 furono presentate anche proposte di legge di controllo preventivo sui fumetti da pubblicare; progetti che non diventarono legge, ma portarono molti editori ad intervenire dotandosi di un codice di autoregolamentazione. Nelle storie inedite furono banditi linguaggi crudi o troppo volgari, vestiti sconvenienti dei personaggi femminili, scene eccessivamente cruente e non solo: per le pubblicazioni che come Tex già ristampavano i precedenti albi, si procedettero a modificare, nelle nuove uscite, testi e disegni che non fossero consoni a questo codice di autoregolamentazione. Da queste modifiche nacquero nuove edizioni dello stesso albo di Tex che si differenziano solo per le modifiche di “censura” apportate. Tra l’altro la censura si fece sentire sin dalla nascita del personaggio, che nella prima sceneggiatura presentata da Gianluigi Bonelli a Galep portava il nome di “Tex Killer”, ma dati i pregiudizi contro i fumetti, il nome, d’accordo con l’autore, venne cambiato in Willer, prima di andare in stampa.

Spiegare da cosa sia dovuto un simile successo è difficile. Nel corso degli anni innumerevoli sono stati gli articoli pubblicati nei principali settimanali e quotidiani italiani sull’argomento, senza escludere le decine di libri usciti e che continuano ad uscire sul personaggio; sono stati fatti scorrere fiumi di inchiostro, come mai per nessun altro eroe dei fumetti. Molti sono i fattori che hanno contribuito a trasformare un personaggio della fantasia, in un’icona del nostro immaginario, in un monumento della cultura popolare.

Il formato Albo

Fu un’idea vincente quella di ripubblicare le strisce in un nuovo formato, a partire dai primi tentativi del 1952 e poi successivamente con la raccolta dei resi in albi più corposi, fu un successo editoriale enorme; il nuovo formato assumeva una consistenza più dignitosa e ragguardevole rispetto agli albi a striscia, quasi la dignità di un libro, e così Tex assunse un nuovo look. Fu una fenomenale invenzione, una pietra miliare nella storia dell’editoria fumettistica e che ha condizionato da allora l’intero settore, una creazione che ormai da lungo tempo viene denominata “formato Bonelli”.  Con questa nuova impostazione grafica, geniale colpo inventivo del suo ideatore, il pubblico di Tex non rimase più limitato ai ragazzi ma iniziò a diffondersi anche tra gli adulti.

2244083-gi_tex0001Un ulteriore salto di qualità, più ravvicinato nei tempi, che non era stato programmato, ma che si dimostrò vincente si ebbe, come già accennato, in occasione del quarantennale, quando uscì il volume autoconclusivo e di formato più grande, disegnato da Buzzelli, con standard grafici differenti, per la prima volta, da quelli fino ad allora utilizzati per il personaggio: ciò che doveva essere solo un numero celebrativo, grazie ad un inaspettato successo, divenne il primo volume di una nuova serie, che da allora prese il nome di “texone” e che contribuì ad un costante e crescente incremento di fama, anche all’estero, grazie alla partecipazione di alcuni tra i più grandi disegnatori della storia del fumetto nazionale e internazionale. Negli anni successivi sono seguite ulteriori iniziative con pubblicazioni collaterali alla serie principale che mantenne sempre il suo carattere mensile:  il Maxi Tex, con uscite annuali e con storie corpose per numero di pagine, L’ Almanacco del West, che contiene un’avventura dell’eroe più articoli e curiosità sull’epopea del West, il Color Tex, la cui caratteristica principale è di essere interamente a colori, e per ultimo il primo numero cartonato uscito nel febbraio 2015 con sceneggiatura, disegni e colori di Eleuteri Serpieri, nuova iniziativa editoriale, a cui viene dato il nome di Tex Romanzi a Fumetti e che avrà cadenza annuale; dimostrazione della costante attenzione da parte degli editori a non perdere mai di vista le richieste e le necessità di un pubblico sempre più esigente. (Al di fuori della casa editrice Bonelli, sono da evidenziare la pubblicazione di tutte le sue storie, in un maxi formato effettuata dal quotidiano La Repubblica a partire dal 2007 ed infine i volumi giganti editi con cadenza annuale dalla Mondadori, anch’essi interamente a colori).

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Facciamo però un passo indietro. Questo immenso successo, e questa odierna deferenza nei suoi confronti da parte dei critici, Tex ha dovuto faticare a conquistarla. Nei primi anni sessanta quando il fenomeno dei fumetti si diffuse in modo crescente con continue nuove pubblicazioni italiane e straniere, senza più rischi di censure e stupide accuse, iniziando ad essere apprezzati da fasce di età sempre più ampie, Tex non era molto considerato dai critici fumettistici che rivolgevano la loro preferenza a pubblicazioni ritenute più impegnate socialmente o politicamente. Poi negli anni questa perplessità ed indifferenza è venuta  lentamente a ridursi ed anche i critici più restii si sono dovuti ricredere così che a partire dalla fine degli anni settanta il suo fu un successo travolgente diventando quel grande personaggio popolare che è oggi.

Non sono però sufficienti gli aspetti grafici, le grandi firme, l’attenzione ai nuovi gusti per giustificare un successo di queste dimensioni, che dura da 67 anni. Occorre prendere in considerazione altri elementi.

Chi è Tex

tex_gang_499Galep si ispirò inizialmente per raffigurare il volto di Tex alle fattezze dell’attore americano Gary Cooper, eroe positivo di molte pellicole della cinematografia statunitense. Dunque sin dall’idea iniziale doveva rappresentare l’eroe senza paura, sicuro di se stesso, protettore dei più deboli ed indifesi, disposto anche, come poi sovente è successo nelle sue avventure, a violare la legge costituita pur di far trionfare la giustizia. E’ l’uomo dai nervi di acciaio, che non si fa mai prendere dal panico, anche nei momenti più drammatici e apparentemente senza via d’uscita, è sempre in grado di valutare la situazione e di trovare una soluzione al problema. Il mondo di Tex è un mondo privo di dubbi e di ripensamenti, non c’è mai in lui indecisione o titubanza, non esistono momenti di depressione (al massimo di tristezza quando viene colpito negli affetti), per lui il mondo è chiaro e semplice, da una parte i cattivi dall’altra i buoni; è un uomo duro, a volte durissimo, ma mai spietato. In questo quadro è da vedersi il motivo in assoluto più importante del suo successo. Ancor oggi in un mondo dominato da criminalità, corruzione, violenza, Tex soddisfa i nostri desideri profondi di giustizia e di ordine. 11kdvg7A differenza della realtà che ci circonda, nel suo mondo la giustizia, prima o poi trionfa, il cattivo, l’assassino, il corrotto, finisce sempre per pagare a caro prezzo il suo crimine. Per dirla con le parole di Gianluigi Bonelli: “Nei racconti di Tex ho sempre cercato di creare l’atmosfera del selvaggio West dove purtroppo gli uomini “giusti” erano costretti ad usare “il vecchio giudice Colt” per reprimere gli abusi e le violenze messe in atto da elementi senza scrupoli… Tex non ha nessun sottofondo psicologico e non ho mai preteso di dargliene uno. E’ un raddrizzatore di torti abituato a dar ragione a chi ce l’ha, senza badare al resto”. La suddivisione tra il giusto e l’ingiusto diventa dunque un artificio retorico inevitabile, diventa una regola, da accettare con le dovute riserve, ma una regola chiara, che diventa necessaria in un mondo difficile e pericoloso per garantire sicurezza e giustizia ai più indifesi. Alla domanda sul perché dell’eterna giovinezza di Tex, in un’intervista del 1994, Giovanni Ticci, uno dei più grandi disegnatori di Tex, autore di alcuni degli episodi più famosi ed indimenticabili, ha risposto: “Tex piace perché incarna i valori più semplici: crede nella giustizia, difende i più deboli, rispetta la natura. Piace perché non guarda in faccia nessuno. Tutti vorremmo che ci fosse sempre lui a proteggerci le spalle. Tutti vorremmo poter dire, Io sono amico di Aquila della Notte”.

PCC_Civitelli_Tex_Moonrise at HernandezTex è un giustiziere? certamente. Alcuni episodi ci presentano un Tex, talora solo, non accompagnato dai soliti pards, alla caccia di criminali che hanno ucciso coloni indifesi, o sterminato un intero villaggio indiano per strappare gli scalpi da vendere in Messico. Viene in mente il texone apparso nel luglio del 2001, disegnato da Joe Kubert, grande firma dei comics americani, episodio in cui il ranger assume la parte del cavaliere solitario – titolo del volume – in una rappresentazione grafica molto dura e violenta, anche più del solito, molto vicina ad uno dei personaggi famosi dell’autore (il Punitore). La ricerca degli assassini si concluderà con l’uccisione di tutti quanti. Non è giustizia sommaria, è la legge che fa il suo corso (come spesso non avviene nella realtà). In un articolo apparso su La Repubblica nel gennaio del 2007, un giornalista scrisse: “C’è una differenza sostanziale tra Tex ed i supereroi del fumetto americano. Non si tratta della mancanza in Tex di superpoteri, in fondo anche prendere sempre la mira giusta ed allo stesso tempo riuscire sempre a schivare le pallottole degli altri è un superpotere, anche se non dichiarato. Il fatto è che Tex ha una stella sul petto. E’ un ranger, uno sceriffo a tutto campo. Rappresenta la legge, lo Stato. Non si tratta di un giustiziere solitario, di un cittadino desideroso di vendetta, di un massacratore che si vuole fare giustizia con le proprie mani. No, lui rappresenta una riconosciuta autorità all’interno di un luogo selvaggio com’è il vecchio West...”.

Gli Indiani

downloadAltro elemento che ha contribuito ad incrementarne la statura e l’apprezzamento dei lettori è il rapporto con i pellerossa. Per la prima volta in assoluto, ed in tempi non sospetti, in un periodo in cui nella cinematografia americana, i pellerossa, ad esclusione di qualche rara pellicola, erano ancora visti sempre come i cattivi, i rozzi e sanguinari scalpatori di poveri coloni, i selvaggi da civilizzare, e prima del famoso revisionismo americano di fine anni sessanta, che con pellicole del tipo “Soldato Blu” , “Piccolo Grande Uomo”, “Un uomo chiamato cavallo” rovescia la situazione e presenta i nativi americani come uomini, solamente con usi e costumi diversi, e dunque con pregi e difetti come per i bianchi, ecco che si affaccia alla ribalta un personaggio, in un fumetto italiano, che non solo diventa amico e difensore degli indiani ma addirittura ne sposa una, Lilyth, figlia del capo dei Navajos, popolo di cui poi ne assume anche il comando alla morte di quest’ultimo, assumendo di indiano anche il nome: Aquila della Notte. Per la prima volta gli “indiani” non sono i cattivi, o meglio la differenza tra i buoni ed i cattivi non si fa più in base alla razza, ma in base al comportamento umano dei singoli, “selvaggi” o “civili” non importa. E così lo vediamo lottare per la difesa dei diritti del suo popolo, i Navajos, in uno dei racconti, ancor oggi, tra i più famosi della saga, Sangue Navajo, episodio n.51 del gennaio 1965 (otto anni dopo ripubblicato anche in una serie degli oscar Mondadori), dove Tex ingaggia un conflitto contro le giacche azzurre, evitando comunque che nello scontro vi siano vittime tra i soldati, ad esclusione dell’esaltato colonnello in cerca di gloria. Ritorniamo al concetto di giustizia strettamente collegato a quello della punizione, che inesorabilmente colpisce i “cattivi”.

PardsTex ed i suoi pards dimostrano dunque una profonda antipatia per ogni prevaricazione verso i più deboli, che si manifesta in modo ancor più evidente quando i cattivi sono detentori di un forte potere economico, oppure politico o ancora militare; sono assolutamente indifferenti a distinzioni di colore: il “buono” va difeso che sia bianco, pellerossa o messicano o nero, ed il “cattivo” va sempre combattuto ed eliminato, qualunque sia la sua posizione sociale. Ecco il grande senso di giustizia: Tex è amico dei pellerossa, vero, ma non viene meno nel combatterli, ed eliminarli, quando sono loro ad essere dalla parte del torto, quando sono loro che mettono in pericolo coloni indifesi, minatori, o altre tribù più deboli. Ha sempre mantenuto la propria onestà di fondo senza distinzioni: la modernità di Tex si è manifestata sin dagli albori.

L’Ambientazione geografico-storica

Questa ha contribuito non poco nel decretare il successo del fumetto. Gli autori hanno circoscritto con precisione gli ambienti geografici nei quali si svolgono la maggior parte delle storie, facendoli coincidere con i grandi territori del sud-ovest degli Stati Uniti, in particolare: l’Arizona, dove è localizzata la riserva navajo in cui Tex dimora con la sua tribù, il Texas, paese di cui è originario, il New Mexico ed il vicino Messico, in poche parole il West per eccellenza.

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Se si va a ritroso nel tempo, agli anni cinquanta, in Italia, da poco uscita dalle macerie della guerra, con la liberazione dagli invasori tedeschi, grazie all’intervento armato degli USA,7008d26904f01a6cc9a47f585b4220b8 tutto ciò che era di provenienza americana, e quindi legato a coloro che venivano considerati i nostri salvatori (siamo lontani dalle contestazioni degli anni sessanta) era visto con grande ammirazione e dunque non solo la musica, l’abbigliamento sportivo, la tecnologia, ma in modo particolare la cinematografia hollywoodiana, dove il Western, per gli spazi, le avventure, i personaggi, spadroneggiava (indelebile nella memoria la scena dell’inseguimento della diligenza da parte degli Apaches, con lo sfondo della Monument Valley, nel capolavoro Fordiano “Ombre rosse”). Così il personaggio ideato da Bonelli, con la sua impostazione narrativa molto realistica, vivendo avventure che si svolgevano in questi vasti territori del mitico West, si affermò velocemente soddisfacendo i gusti dei lettori. E con gli anni non ha mai smesso di mantenere questo vasto pubblico, nonostante i cambiamenti di moda con nuovi generi che venivano ad affacciarsi nel mondo dei disegni, e a cui anche la stessa casa editrice di Tex si è rivolta nel tempo, per soddisfare anche le altre fasce di consumatori.

texone1Ma per evitarne la monotonia gli autori di volta in volta hanno sostituito lo scenario classico con altre ambientazioni ed avventure in territori molto più estesi: a nord l’Alaska e il Canada, a sud fino allo Yucatan. Nella saga non mancano inoltre racconti che si dipanano in località ancor più remote, fra le quali atolli del Pacifico, la Colombia, la foresta tropicale di Panama, l’Argentina, il Cile, Cuba. Infine da non dimenticare gli episodi a carattere fantastico (ved. “Il segno del serpente”, che porta Tex e i suoi pards in un’avventura in un mondo sotterraneo abitato da giganteschi mostri preistorici) o la saga di Mefisto, avversario storico (la cui prima apparizione risale al 1949), illusionista dotato di poteri immensi che con i suoi periodici ritorni ha fatto irrompere più volte il “genere fantastico” nel selvaggio West.

Gli Autori

letteri1A partire dalla prima striscia, disegnata dal realizzatore grafico Galeppini, che si occupò personalmente di tutte le avventure per parecchi anni e di tutte le copertine della serie fino al n.400 (febbraio 1994) si aggiunsero negli anni successivi, a fronte del crescente impegno imposto anche dall’incremento di pagine del nuovo formato editoriale, altri disegnatori. Il gruppo storico: Letteri (realizzatore della più lunga avventura finora scritta – “Ritorno a Pilares” – che si svolge nell’arco di 6 albi, dal n. 387 al 392, per un totale di 586 pagine), Nicolò, Ticci, Fusco e Muzzi. Successivamente, a partire dagli anni ottanta arrivano Villa (autore di tutte le copertine dal n.401 in poi, nonchè delle copertine dei Maxi Tex e degli Almanacchi), G.TICCI2Monti, Civitelli e Blasco (primo autore non italiano), cui seguiranno nuovi artisti, tra cui molti stranieri come gli spagnoli Font, Ortiz, Sommer e l’argentino Repetto. Un capitolo a parte è rappresentato dai “Texoni” (con inizio della serie nel 1988) per la cui realizzazione sono stati invitati alcuni grandi maestri del fumetto internazionale. A questi disegnatori è sempre stata concessa totale libertà espressiva, con la conseguenza che di Tex sono state fornite nel tempo le più diverse interpretazioni, apportando ognuno il proprio contributo creativo, influenzato dalle personali esperienze e impostazioni grafiche, mantenendo però sempre presenti gli aspetti caratteristici e primari del personaggio. Quasi tutti i testi sono stati scritti dall’autore Gian Luigi Bonelli, dal figlio Sergio Bonelli (con lo pseudonimo di Guido Nolitta), da Claudio Nizzi e da Mauro Boselli. Passato il traguardo del numero 600, si presentano episodi scritti anche da altri autori, Manfredi, Faraci, Ruju, ed infine Segura (spagnolo, autore tra l’altro di 6 Maxi Tex).

Conclusione

 Pochi anni e Tex compirà 70 anni di vita. Un traguardo unico, per il più inossidabile eroe del fumetto. Nel marzo del 2004, un giornalista de “La Nuova di Venezia” scrisse: “Se la forza di un personaggio a fumetti si misura, come è ovvio, dalla capacità di sopravvivere ai suoi autori, allora a Tex Willer bisogna riconoscere una statura da… supereroe. Qualunque siano le spiegazioni attraverso quali vie misteriose e inafferrabili un personaggio di fantasia si imponga all’immaginario popolare, esse evidenziano come Tex sia ormai un’icona del nostro immaginario… un monumento della nostra cultura, del nostro sociale, non escluso il nostro quotidiano”.

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Scritto da: Il Collezionista

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